Il cimitero storico momumentale Certosa di Bologna è uno dei cimiteri più antichi d’Europa, un monumento d’importanza mondiale, un luogo unico per la scultura e l’architettura del XIX e del XX secolo.

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Chiostro VII

Antonio Zannoni (Faenza, 1833 – Bologna, 1910), divenuto ingegnere capo dell’ufficio tecnico della Certosa, progetta tra gli anni ‘70 e ‘80 la Galleria degli Angeli e il Chiostro VII, agganciando così le sale ottocentesche al Chiostro III, originario Chiostro Grande del monastero certosino. Nel Chiostro VII si può ripercorrere un catalogo rappresentativo della scultura bolognese tra Otto e Novecento. Tra i monumenti più significativi si segnalano il grandioso monumento Montanari (1891) di Diego Sarti, il ritratto del fabbro Gaetano Simoli (1896) di Tullo Golfarelli; il monumento al ceramista Angelo Minghetti e all’editore Nicola Zanichelli, ambedue opere di Alessandro Massarenti.
Nel Chiostro VII si trova anche la tomba di famiglia dei Marconi (portico sud, loculo n.118) dove, a fianco del padre Giuseppe, venne sepolto anche il Premio Nobel Guglielmo (1874-1937), in attesa che fosse completato il Mausoleo presso Villa Griffone di Sasso Marconi.

Enrico Barberi (1850-1941)
Monumento Bisteghi, 1891
Galleria degli Angeli

Il monumento, uno dei più scenografici realizzati dal Barberi in Certosa e uno degli esiti più alti della sua opera insieme alla vicina tomba Cavazza e alla Borghi-Mamo, è dedicato a Raffaele Bisteghi, morto nel maggio 1881. La rappresentazione crudamente realistica dell’agonia del moribondo, unita alla minuziosa resa dei particolari, si contrappongono alla realizzazione del maestoso e severo angelo, con i suoi accenti di gusto già Liberty. Nella forte drammaticità della scena contrasta la figura fin troppo pacata della consorte, devotamente inginocchiata al capezzale del marito morente, tanto che fu oggetto di critiche già all’epoca dell’inaugurazione del monumento. Tuttavia i disegni e i bozzetti per l’opera dimostrano l’originario intento verista del Barberi, poi edulcorato dall’intervento della committenza. E mentre l’idea della raffigurazione del defunto con la testa sprofondata nel cuscino fu forse ispirata allo scultore dall’amico pittore Luigi Serra, fu un altro amico e collega, Antonio Tartarini, a occuparsi del basamento e dello stile delle iscrizioni.

Pasquale Rizzoli (1871-1953)
Cella Magnani, 1906
Galleria annessa al chiostro VI, braccio ovest

Di poco successivo alla prima commissione in bronzo ricevuta dallo scultore – il monumento commemorativo della battaglia dell’VIII agosto 1848, ancora oggi visibile nella piazza omonima – il gruppo scultoreo voluto dalla vedova di Natale Magnani viene completato nel 1906. Si tratta probabilmente dell’opera più conosciuta e meglio riuscita di Rizzoli in Certosa, primo e più alto esempio di adesione alla raffinatezza del gusto Liberty-floreale. Su uno sfondo concavo in mosaico azzurro si staglia il gruppo con l’Angelo che accompagna al cielo l’Anima della defunta, abbandonata fra le sue braccia, tema particolarmente diffuso in Certosa fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Le due figure paiono staccarsi, librandosi, dal mondo terrestre: la veste della donna, l’Anima, si solleva da un prato di rami di rose, mentre ai suo piedi compaiono fasci di gigli.
Fiori e frutti di melograno decorano la cancellata. In alto domina la cella lo stemma della famiglia Magnani.
Pasquale Rizzoli è autore anche del ‘Monumento al Popolano’ in Piazza dell’8 agosto 1848.

Piero Bottoni (1903-1973)
Genni Wiegmann Mucci (1895-1969)
Stella Korczynska (m. 1956)
Monumento Ossario dei Caduti Partigiani, 1959
Campo degli Ospedali

Il grandioso complesso fu voluto da Giuseppe Dozza (1901-1974), partigiano e Sindaco della liberazione di Bologna, che diede l’incarico a Bottoni, esponente di spicco del Razionalismo in Italia e vicino alle posizioni di Le Corbusier. L’originalità architettonica e simbolica viene enfatizzata dalle sculture in lamina di rame realizzate da Mucci e Korczynska. Interpellato su come intendesse realizzare l’opera, l’architetto rispose ‘andando sotto terra con i morti’: quei partigiani caduti per la Libertà dovevano risvegliarsi con il ritorno alla democrazia. E infatti l’opera in cemento e metallo è stata modellata all’esterno come un tronco di cono dall’aspetto industriale, con una base sotterranea alla quale si accede con tre scale. Lungo un muro circolare sono sistemati i loculi contenenti i resti dei partigiani. Al centro vi è la vasca ornata da un gruppo di figure in cemento dello stesso Bottoni che si proiettano verso l’alto. Sulle pareti interne del cono e lungo il bordo superiore trovano posto altre statue che simboleggiano l’ascensione al cielo. Sul bordo esterno per quattro volte si ripete la frase ‘liberi salgono nel cielo della gloria’. Dozza riposa in un sarcofago monolitico di granito collocato di fronte al monumento, commissionato a Leone Pancaldi (1915-1995) dal Comune di Bologna.

Tomba di Carlo Broschi detto Farinelli
Chiostro V o Maggiore, portico nord

Carlo Broschi detto Farinelli (1705-1782) riposa in un semplice monumento collocato nel Chiostro V o Maggiore della Certosa.
Nacque ad Andria il 24 gennaio 1705 e morì a Bologna il 16 settembre 1782. Sicuramente è stato il più importante cantante lirico castrato della storia. Di origini nobili, fu instradato verso la musica fin da piccolo. Morto il padre nel 1717, il fratello maggiore, Riccardo, compositore, scelse di farlo castrare, consentendogli di raggiungere così un’amplissima tessitura vocale. Il suo debutto avvenne nel 1720 a Napoli. In breve le sue qualità da virtuoso gli aprirono le porte dei maggiori teatri italiani e non solo. Dopo aver raccolto i più grandi successi in tutto il mondo, egli scelse Bologna (dove peraltro si era esibito più volte nel corso della sua brillante carriera) come luogo dove trascorrere la vecchiaia una volta ritiratosi dalle scene. Nel novembre 1732, un mese dopo essere stato insignito della cittadinanza felsinea, comprò un podere fuori Porta Lame e vi fece edificare una villa.
Nel 1761 decise che era giunto il momento di ritirarsi dalle scene e dunque – nell’agosto di quello stesso anno – si stabilì definitivamente nella nostra città. La magnifica villa in via Lame 228 (che oggi corrisponderebbe al civico 30 di via Zanardi) così come la sua casa di città, in via Santa Margherita, divennero il centro di una piccola corte di artisti, nella quale continuarono ad essere coltivati rapporti con le più influenti corti europee. In via Zanardi fu ospitato, tra gli altri, Wolfgang Amadeus Mozart, di passaggio a Bologna nel 1770, quando si diplomò all’Accademia Filarmonica.

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