La Fondazione Massimo e Sonia Cirulli ha aperto al pubblico nella nuova sede di San Lazzaro di Savena, lungo la via Emilia, nell’edificio che fu atelier e showroom di Dino Gavina, progettato e costruito nel 1960 dai fratelli Achille e Pier GiacomoCastiglioni. Un luogo crocevia di incontri che hanno segnato la storia della cultura visiva e del design industriale del XX secolo.
Oggi l’edificio ospita al suo interno la mostra “Universo Futurista”, a cura di Jeffrey Schnapp e Silvia Evangelisti, focalizzata sul nucleo della collezione Cirulli dedicato a questo periodo storico (1909-1939).

Nel “Manifesto della cucina futurista” (1930) compaiono alcune bevande alcoliche indubbiamente moderne, come il Bitter Campari, il Cinzano e l’amaro Fernet Branca, molto amate dai futuristi che vedono la miscelazione di cocktail come un’appendice della chimica e della scienza. Per esigenze nazionalistiche, però, all’anglofona parola “cocktail” si preferisce la parola di derivazione greco-latina, e quindi tutta italiana, “poli-bibita”. Scopritele nella sezione a loro dedicata della mostra “Universo Futurista”, in corso alla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli.

Artista bolognese e studente all’Accademia di Belle Arti, Osvaldo Licini fu uno dei primi ad interessarsi al futurismo. Uno dei suoi quadri esposti nella mostra “Universo Futurista” alla Fondazione Cirulli ha una storia particolare. Durante le operazioni di restauro del dipinto è stato rinvenuto, piegato all’interno della cornice, il ritaglio di un articolo del quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” che commenta la mostra futurista del 1914, della durata di una notte e un giorno, organizzata nei sotterranei del Grand Hotel Majestic di Bologna (allora Baglioni). Alla mostra presero parte cinque giovanissimi artisti: Giorgio Morandi, Severo Pozzati, Giacomo Vespignani, Mario Bacchelli e lo stesso Osvaldo Licini.

Considerato uno dei più grandi architetti del futurismo, tra il 1913 e il 1914 Antonio Sant’Elia elabora straordinari progetti di architettura utopica nei quali è evidente la sua concezione dinamica e in continuo mutamento della moderna metropoli: “Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico, e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale, ma inerpicarsi come serpenti di ferro e di vetro lungo le facciate”.

“Disgregazione x velocità / Penetrazioni dinamiche d’automobile” del 1913, è una delle più importanti composizioni dedicate da Giacomo Balla al tema della velocità meccanica. Quest’opera fu esposta nel 1915 alla Panama Pacific International Exposition di San Francisco. In seguito all’esposizione, dell’opera di Balla si perse ogni traccia per oltre settant’anni, fino al ritrovamento e all’acquisizione da parte della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli.

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