Il Museo “Luigi Fantini” di Monterenzio documenta la storia del popolamento della Valli dell’Idice e dello Zena ed espone i materiali che, a partire dagli anni settanta, sono stati recuperati nelle campagne di scavo nei siti etrusco-celtici di Monte Bibele e Monterenzio Vecchio.

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Elmo dalla tomba 132 della necropoli di Monte Tamburino (Monte Bibele)

Elmo da parata di bronzo sormontato da due lamine a motivo solare (300 a.C. – 280 a.C.). L’elmo fu intenzionalmente manomesso all’atto della deposizione nella tomba: i due paraguance laterali erano stati strappati alla base della calotta e le lamine deposte a parte. Sinora, compreso l’elmo di Monterenzio, questa tipologia con motivo solare è attestata in tre soli esemplari; gli altri due sono stati rinvenuti a Casaselvatica (Parma) e a Pùlica (Lunigiana) e presentavano un innesto delle lamine smontabile all’occorrenza e a sistema basculante.

Askos dalla tomba 2 di Monterenzio Vecchio

Vaso per liquidi di pasta depurata rosata, a forma d’anatra (duck-askos)
dipinto a vernice nera (350 a.C. – 280 a.C.). Presenta piede ad anello, corpo bombato con terminazioni a testa di volatile con becco versatoio forato e coda schiacciata sormontata da bocchino ingrossato con attacco appiattito. La decorazione dipinta rende schematicamente le ali e il piumaggio del volatile attraverso l’utilizzo di motivi a squame con punto centrale e motivi geometrici.
Si tratta dell’unico askos sinora noto in tutta la Valle dell’Idice.

Situla stamnoide in bronzo dalla tomba 5 di Monterenzio Vecchio

Attacco d’ansa decorato con due delfini sormontati da una decorazione plastica a motivi fitomorfi (volute e palmette) e antropomorfi (testa femminile) di situla stamnoide in lamina di bronzo con collo cilindrico verticale, spalla arrotondata, corpo troncoconico e piede a disco (320 a.C.– 280 a.C.). Il manico è a sezione rettangolare con costolatura centrale ed estremità a sezione circolare terminanti a boccioli.
Si tratta dell’unica situla sinora nota in tutta la Valle dell'Idice. Un confronto stretto si ha con una situla proveniente da Carmignano (PO), che presenta gli stessi motivi decorativi.

Brocca a becco etrusca (Schnabelkanne) da Settefonti

Decorazione a testa umana e palmetta vegetale di parte terminale dell’ansa di una brocca a becco in lamina di bronzo (450 a.C. – 400 a.C.). La
parte superiore dell’ansa termina a due bracci arrotondati decorati da piccoli felini accovacciati.
Si tratta di un tipo di brocca diffusa nella valle padana e nel bacino del Medio Reno, attraverso il territorio golasecchiano dell’Alto Ticino. È una produzione etrusca che veniva anche trasmessa tramite i passi alpini alle aristocrazie celtiche.

Quadrante solare in terracotta dall’abitato etrusco-celtico di Pianella di Monte Savino (Monte Bibele)

Quadrante solare di terracotta (420 a.C. – 380 a.C.). Disco con superficie incisa a 4 cerchi concentrici, con foro centrale non passante e due piccole circonferenze poste ai lato del foro con perno di rotazione centrale. Il perno centrale era atto ad ospitare uno stilo, sorta di “gnomone”la cui ombra veniva proiettata sulla superficie concentrica del disco.
Il quadrante solare è un reperto straordinario, di cui si conosce un unico confronto a Qumran in Palestina (quadrante del II sec. a.C.). Esso era utilizzato come una sorta di bussola per l’orientamento antico.

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