Il Museo civico archeologico di Bologna ha sede nel quattrocentesco Palazzo Galvani, l’antico “Ospedale della Morte”. Inaugurato nel settembre 1881, nasce dalla fusione di due musei: l’Universitario – erede della “Stanza delle Antichità” dell’Accademia delle Scienze fondata da Luigi Ferdinando Marsili (1714) – e il Comunale, arricchitosi della collezione di antichità del pittore Pelagio Palagi (1860) e di numerosissimi reperti provenienti dagli scavi condotti in quegli anni a Bologna e nel suo territorio.
Il museo si colloca tra le più importanti raccolte archeologiche italiane ed è rappresentativo della storia locale, dalla preistoria all’età romana. La sua collezione di antichità egizie è una delle più importanti d’Europa. Tra il 1972 e il 2012 il Museo ha ospitato oltre 150 mostre ed esposizioni a carattere archeologico e artistico.

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Statua di Nerone
Atrio/Lapidario
Marmo, probabilmente greco pentelico
Bologna, piazza dei Celestini
Metà I sec. d.C.

La statua rappresenta un personaggio in abbigliamento trionfale, con corta tunica, corazza anatomica decorata da figure marine e dalla testa della Gorgone e ampio mantello sulla spalla sinistra. Questo monumento fu eretto in onore di Nerone dai bolognesi in segno di gratitudine, poiché l’Imperatore aveva finanziato la ricostruzione di Bologna dopo l’incendio del 53 d.C. La testa è stata asportata intenzionalmente in epoca antica, secondo la pratica della damnatio memoriae, che prevedeva la distruzione delle immagini dei personaggi illustri giudicati, dopo la morte, nemici dello Stato.
Nonostante la mancanza degli arti, è possibile ricostruire la posizione dell’intera figura, rappresentata in piedi con il braccio sinistro alzato nell’atto di stringere la lancia.
La scultura, rinvenuta nel 1513 nell’area dove nel 1982 è stato portato alla luce il teatro romano della città, costituiva un ornamento di questo edificio, forse posta alla sommità della cavea.

Lo sapevate che….esiste un musical dedicato alla statua di Nerone? Si chiama “Alla ricerca della testa perduta” e ne potete vedere il libretto in Museo!

Situla della Certosa
Sala x/ Bologna etrusca
Bronzo
Bologna, Sepolcreto della Certosa, tomba 68
Prima metà del VI sec. a.C

L’oggetto più significativo della tomba 68 del sepolcreto etrusco della Certosa è la raffinata situla in lamina di bronzo, utilizzata come contenitore delle ceneri della defunta. Il vaso presenta una ricca decorazione a sbalzo e ad incisione, su fasce parallele. Si tratta di una processione sacra, che si dirige verso il palazzo aristocratico, dove due personaggi sono seduti a banchetto mentre suonano uno strumento a fiato, la siringa, ed uno strumento a corde, la lira. Verso di loro si dirigono uomini che conducono animali destinati al sacrificio e donne che portano sul capo cesti, vasellame e legna per la preparazione del banchetto. Chiude il corteo una parata militare, alla quale partecipano cavalieri e fanti armati di elmo, scudo e lancia. Alla vita aristocratica si riferiscono la scena di aratura, che simboleggia le proprietà terriere della nobiltà, e la scena di caccia, attività caratteristica del signore.
Questo vaso, senza dubbio un oggetto di grande prestigio, fu realizzato durante la prima metà del VI sec. a.C., ma fu conservato a lungo per la sua preziosità e utilizzato, quasi un secolo dopo, come cinerario per una defunta di alto lignaggio.
Oltre alla situla, nella tomba erano deposti un contenitore di unguenti profumati di produzione greca, una ciotola di produzione locale e alcune fibule di bronzo.

Lo sapevate che….esiste un modello virtuale della situla, acquisito con il laser scanner e con la fotogrammetria? E’ assai utile agli studiosi per vedere i dettagli ingranditi della ricca decorazione a sbalzo.

I rilievi della Tomba di Horemheb
Piano interrato / Collezione egiziana

I cinque rilievi dalla tomba di Horemheb a Saqqara, sono i reperti più importanti della Collezione Egiziana. Horemheb, ultimo sovrano della XVIII dinastia (1319- 1292 a.C.), è protagonista di una carriera politica strepitosa: generale dell’esercito al tempo del faraone Akhenaton (1353- 1336 a.C.), raggiunge i più alti livelli del comando militare sotto Tutankhamon (1332-1323 a.C.) e rango di faraone, dopo il breve regno dell’anziano Ay (1323- 1319 a.C.). Ogni avanzamento di carriera si lega a una città nella quale Horemheb fa edificare una tomba: la prima nella necropoli di Tell el- Amarna, abbandonata da subito, una seconda nella necropoli di Saqqara, nei pressi di Menfi (che è quella da cui provengono le lastre bolognesi), e l’ultima nella Valle dei Re, a Tebe Ovest.

“Rilievo con scena di lavoro nei campi”
Calcare
Saqqara: tomba di Horemheb
XVIII dinastia: regno di Tutankhamon (1332-1323 a.C.)
Collezione Palagi
Il rilievo decorava una delle tre cappelle di culto della tomba. Come richiesto dal capitolo 110 del Libro dei Morti, qui Horemheb lavora i campi dell’oltretomba per garantirsi la sopravvivenza eterna. La scena in alto, di cui rimane la parte inferiore, mostra l’omaggio del defunto alle divinità funerarie. Nei due registri centrali Horemheb riceve offerte dalla propria immagine, governa alcuni buoi che calpestano le spighe di cereale per separare i chicchi dalla crusca, spinge un aratro trainato da buoi.
In basso, siede di nuovo davanti a una tavola colma di cibi e riceve in dono alcuni mannelli di lino da tre contadini. Il serpente urèo, scolpito sulla sua fronte, ne attesta il culto quale ultimo sovrano di XVIII dinastia.

Lo sapevate che…. I rilievi della tomba di Saqqara sono conservati nei principali musei d’Europa e d’America e molti di essi sono stati riuniti per la prima volta nel 2015 in occasione della mostra “EGITTO. Splendore millenario”.

Athena Lemnia
Primo piano, Collezione greca
Marmo pentelico
Collezione Palagi
Fine del I sec. a.C.- inizi del I sec. d.C.
Capolavoro della collezione Palagi è la testa di Atena in marmo pentelico, copia d’epoca romana della perduta scultura bronzea a figura intera della dea, commissionata a Fidia, tra il 451 e il 447 a.C., da un gruppo di cittadini ateniesi in procinto di fondare una colonia sull’isola egea di Lemnos. La statua, detta per questo motivo “Lemnia”, fu posta sull’Acropoli di Atene con la funzione di ex-voto, per ottenere la protezione della dea, “patrona” della città, durante la creazione della nuova colonia. Fidia raffigurò la dea, solitamente presentata in armi e pronta al combattimento, in atteggiamento pacifico, vestita di tunica e mantello, appoggiata alla lancia e con l’elmo nella mano destra. La statua, simbolo pacifico della supremazia del pensiero che bene interpretava lo spirito dell’Atene di Pericle, godette di una grande fama nell’antichità e fu ammirata per il suo messaggio e per la sua bellezza. L’originale in bronzo è perduto; è tuttavia possibile ricostruirne l’aspetto grazie ad alcune repliche di età romana. Questa copia, attribuita a uno scultore greco attivo in età augustea è senza dubbio la migliore conosciuta per bellezza e qualità artistica.

Lo sapevate che….al momento dell’acquisto (1827) fu scambiata per una testa di efebo a causa dei lineamenti mascolini della dea?

Askos Benacci
Piano primo / Bologna etrusca
Terracotta
Sepolcreto Benacci, tomba 525
Fine dell’VIII secolo a.C.

L’Askòs Benacci è uno dei reperti più famosi del museo, proveniente dalla tomba 525 del sepolcreto omonimo, dove fu rinvenuto nel 1875.
Si tratta di un otre di terracotta a forma di animale fantastico con corpo panciuto, lungo collo e testa di toro dalle ampie corna ricurve. Il piccolo vaso era utilizzato come contenitore di liquidi pregiati, introdotti nell’apertura più ampia della parte posteriore, e versati da quella più piccola, localizzata in corrispondenza del muso.
Il manico è a forma di cavallo montato da un cavaliere con scudo sulle spalle ed elmo in testa: un particolare di grande importanza che documenta l’esistenza di armi difensive, come l’elmo e lo scudo, mai ritrovate all’interno dei corredi funerari villanoviani bolognesi.
La decorazione dell’askòs, costituita da linee a cordicella e piccole spirali circolari impresse, è stata eseguita con particolare raffinatezza sull’argilla cruda, prima della cottura del vaso.
Il corredo di questa tomba si completa di altri pezzi: oggetti di ornamento personale (una fibula, alcuni spilloni e un bracciale di bronzo), bicchieri, tazze e due ruote di terracotta, che potrebbero appartenere al carretto su cui era collocato l’askòs: un’ipotesi che viene valorizzata dal confronto con un altro askòs montato su due ruote, rinvenuto nella necropoli villanoviana di Bisenzio, in provincia di Viterbo.

Lo sapevate che…. la figura del cavaliere sottolinea senza dubbio l’importanza del defunto nella comunità, mentre l’animale fantastico, collocato sul carro, allude forse al viaggio che l’avrebbe condotto nell’aldilà.

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