Il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, inaugurato il 12 giugno 1893, dal 1990 si trova al piano terreno di Casa Carducci, ultima abitazione del poeta, ora monumento nazionale, in piazza Carducci 5. L’allestimento, che espone una piccola percentuale del patrimonio museale, segue un percorso articolato in cinque aree tematico-cronologiche che vanno dalla Rivoluzione Francese alla Grande Guerra, con una visione privilegiata rivolta agli avvenimenti ed ai protagonisti locali.

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Pistola ad avancarica appartenuta a Gioacchino Murat, 1808 ca.

Le armi appartenute a Gioacchino Murat esposte al Museo del Risorgimento sono davvero degne di un Re. In questa pistola, prodotta dalla Manifattura Reale di Napoli, la parte in legno presenta intarsi in oro, mentre i fornimenti sono in argento massiccio finemente lavorati e incisi. La figura di Murat, cognato di Napoleone e Re di Napoli, è fortemente legata alla città di Bologna, che ne conserva anche uno stupendo monumento al Cimitero della Certosa.

Diploma di appartenenza alla Carboneria riformata, 1832

Documenti come questo ci riportano al mondo affascinante e segreto dei cospiratori, con la loro elaborata simbologia, il linguaggio cifrato, i complicati riti di affiliazione. Su carta azzurra, con nastro azzurro rosso e nero (i colori della Carboneria su cui il Tricolore faricherà ad imporsi), il diploma registra l’affiliazione alla società segreta di uno studente greco che fu protagonista della rivoluzione del 1831 a Bologna.

Antonio Muzzi
La cacciata degli austriaci da Bologna l’8 agosto 1848, olio su tela di, 1849 ca.

Il dipinto mostra la fase finale della Battaglia dell’8 agosto 1848, in cui vennero sconfitte e cacciate dalla città le truppe austriache che l’avevano invasa, e che costituì il fatto d’armi più rilevante del Risorgimento: protagonista, nella battaglia come nel quadro, è la gente del popolo, di cui sono documentati con esattezza l’ambiente di vita, gli abiti, i volti e persino i nomi. L’8 agosto 1848 Bologna mostrò il volto di una città amante della libertà e fiera della propria connotazione “popolare” e lo consegnò alle generazioni successive.

Anonimo
Giuseppe Garibaldi, olio su tela, seconda metà XIX sec.

Uno dei più bei ritratti di Garibaldi, e forse dei più noti. L’Eroe dei Due Mondi (Garibaldi infatti combattè per la libertà non solo in Italia e in Europa, ma anche in America) era estremamente popolare anche a Bologna. Tra l’altro, il Museo espone anche un berretto che gli appartenne, identico a quello raffigurato nel dipinto.

Manifesto di propaganda per il Quinto Prestito Nazionale
Stampa su disegno di Ugo Finozzi, 1917-1918

Per sostenere le spese della Prima Guerra Mondiale in tutte le nazioni belligeranti furono lanciati, con una propaganda massiccia e capillare, diversi prestiti. Fu la prima campagna pubblicitaria di massa della storia, che mobilitò non solo le grandi banche, i migliori illustratori, le industrie grafiche, ma anche psicologi e i primi “pionieri” del marketing. Anche da questo punto di vista, la catastrofe della Grande Guerra segnò la fine di un’epoca e l’inizio di un mondo nuovo.

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