Sin dall’antichità l’uomo volge lo sguardo alla volta celeste per scrutarne i segreti, affascinato e incuriosito dal moto dei pianeti, veri e propri “viaggiatori erranti” nel firmamento. Questo movimento, che costituì la base su cui si fonda l'astrologia, avrebbe rivestito in seguito un ruolo fondamentale nel passaggio dal modello geocentrico a quello copernicano. Oltre alla posizione dei pianeti, gli astronomi del passato dovevano fornire la misura del tempo, basandosi sullo spostamento apparente del Sole durante il giorno, e sentivano pertanto la necessità di strumenti di elevata precisione collocati in luoghi adeguati. A Bologna la torre della Specola fu costruita tra il 1712 e 1726 presso Palazzo Poggi per questo scopo. Il museo astronomico dell’;Università di Bologna, in essa allestito, permette ai visitatori di fare una sorta di viaggio a ritroso nel tempo. Suddiviso in più ambienti, tra cui la Sala meridiana, la Sala dei globi e la Sala della torretta, il museo offre un’ampia panoramica degli strumenti che in passato venivano utilizzati dagli astronomi come ad esempio le sfere armillari (che riproducevano il moto dei pianeti attraverso un sistema di anelli metallici) oppure i telescopi lignei per osservare il cielo, gli orologi, gli strumenti nautici e topografici cui si faceva ricorso per orientarsi.

Vedi l’indirizzo su maps

Specchio a tasselli
1935-1952
61 specchietti esagonali in vetro alluminato

Lo strumento si deve a una straordinaria intuizione di Guido Horn d’Arturo (1879 – 1967) che fu direttore della Specola fra il 1921 e il 1954 e realizzò lo specchio tra il 1935 e il 1952. L’astronomo aveva compreso che mettendo insieme tanti piccoli specchi indipendenti sarebbe stato possibile ottenere una superficie riflettente maggiore, e quindi più efficiente, di quella che si poteva realizzare costruendo un unico specchio. I 61 tasselli esagonali costituiscono tutti insieme uno specchio che ha un diametro di 1.80 metri e che si trova, tuttora, nel luogo in cui Horn aveva scelto di collocarlo, traforando allo scopo quattro piani della torre. Con esso egli ottenne circa 10.000 immagini fotografiche del cielo zenitale di Bologna, ma la sua idea era troppo avanzata per l’;epoca e non trovò il giusto riconoscimento. Tutti i grandi telescopi moderni sono realizzati seguendo la tecnica dei tasselli.

Matteo Ricci (1552 – 1610)
Carta Geografica Completa di tutti i Regni del Mondo
1602
carta di riso stampata

Fu realizzata nel 1602 a Pechino dal maceratese Matteo Ricci, padre gesuita fondatoredelle missioni cattoliche in Cina. È peculiare la visione del mondo espressa dal disegno di Ricci: sulla mappa il centro del globo è occupato dal continente asiatico.

Maria Clara Eimmart (1676 – 1707)
Fase lunare osservata il 29 agosto 1697
fine XVII sec.
Tempera e tecnica mista su carta applicata su cartone

Maria Clara Eimmart, figlia dell’astronomo Georg Christoph Eimmart, nacque a Norimberga nel 1676. Coltivò gli studi di disegno, pittura, scultura e incisione e fu una delle prime donne a occuparsi di astronomia. Aiutando il padre nelle osservazioni, eseguì diversi disegni di soggetti astronomici tra cui i pianeti, le comete e le fasi lunari.

Ibn Baso (?-1316) (attribuito a)
Astrolabio moresco
1280
Ottone

Si tratta dello strumento più antico presente all’interno del Museo della Specola: risale al 1280 ed è attribuito a Ibn Baso padre, muwwaqit, ossia calcolatore dell’ora, presso la grande moschea di Granada. Lo strumento, in ottone e di piccole dimensioni (12 cm di bdiametro) consentiva di conoscere la posizione degli astri in ogni giorno e ora dell’anno e per le latitudini di alcune città considerate importanti (La Mecca, Medina, Il Cairo, Bagdad, Gerusalemme, Siviglia). Nel corso dell’anno, infatti, non si vedono le stesse stelle, per effetto della rivoluzione della terra attorno al Sole, e l’altezza dalle stelle in cielo, nello stesso giorno cambia al variare della latitudine, per effetto della forma sferica della Terra. L’astrolabio poteva essere utilizzato per determinare l’ora in un luogo di latitudine nota o per determinare la latitudine durante la navigazione.

Ercole Lelli (1702 – 1766)
Meridiana
1741-1742
Marmo e ottone

Collocato nell’omonima sala del Museo della Specola, lo strumento fu realizzato dal bolognese Ercole Lelli, anatomista, pittore, meccanico, scultore e anatomico, e dà il nome a un’intera sala del Museo della Specola. Dai Commentari dell'Accademia delle Scienze emerge che artefice della nuova linea meridiana e della decorazione a colonnette ancora visibile sulle pareti della camera, fu il bolognese. Ancora oggi la meridiana è in grado di indicarci il mezzogiorno reale di Bologna e il mezzogiorno medio.

Vuoi rimanere aggiornato sulle tante iniziative
riservate agli abbonati della Card?

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!