Le “Collezioni d’arte della città”, ospitate nel museo di San Domenico di Imola, offrono al visitatore un percorso nell’arte locale dal Trecento a oggi. In esposizione oltre 600 pezzi tra dipinti, sculture, arredi sacri, ceramiche, disegni, monete, medaglie e installazioni, provenienti dalle collezioni civiche.

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Niccolò Fiorentino
Medaglia celebrativa di Caterina Sforza
bronzo (1490 ca)

Figlia naturale di Gian Galeazzo Sforza e di Lucrezia Landriani, Caterina Sforza fu cresciuta presso la corte milanese agli studi umanistici e alle competenze militari. L’immagine celebrativa la ritrae secondo lo stile della medaglistica umanistica che del personaggio pubblico tratteggia il profilo volto a sinistra. Sul retro della medaglia Niccolò Fiorentino, scultore e medaglista nato a Bagno a Ripoli e vicino alla bottega di Donatello che probabilmente seguì anche a Padova, delinea una vittoria alata che guida una biga romana, a sottolineare il carattere guerresco di Caterina.
Caterina Sfgorza resse la signoria di Forlì e Imola dal 1488, quando il marito Girolamo Riario venne ucciso da un gruppo di congiurati. La sua signoria fu caratterizzata dal suo spirito battagliero che la spingeva ad occuparsi, oltre che delle attività amministrative anche della preparazione dei contingenti militari. Le sue capacità però non poterono molto contro la potenza di fuoco messa in atto dal duca Valentino ovvero Cesare Borgia, alleato dei francesi, che nel 1499 conquistò dapprima Imola e quindi assediò la fortezza di Ravaldino, dove Caterina si era asserragliata e dove resistette a lungo prima di cedere e venire arrestata, nel gennaio 1500, con le armi in pugno.

Ambito italiano
Medaglia celebrativa di Caterina Sforza
bronzo (sec. XV)

Questa seconda medaglia dedicata a Caterina Sforza la ritrae in aspetto giovanile con un’elaborata acconciatura che ne esalta la bellezza poiché assieme alla sua anima guerriera,
la giovane signora di Folrì e Imola era esperta di erboristeria cosmetica ed alchimia. Un suo prezioso scritto gli Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì, contiene 471 ricette di fitoterapia molte delle quali dedicate alla bellezza femminile. Agli esperimenti chimici, Caterina lavorò per tutta la vita e la sua decantata bellezza era dovuta forse anche all’utilizzo di queste preparazioni. La maggior parte delle ricette è infatti dedicata a trattamenti cosmetici come “fare il viso bianchissimo” oppure “fare i capelli colore de l’oro”. Sul retro della medaglia è rappresentata una delle imprese più comuni del Rinascimento: quella della Fortuna raffigurata come una giovane donna in equilibrio su una sfera..

Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola
Madonna in trono adorata da san Cassiano e san Pier Crisologo
1505

Il dipinto è un’opera giovanile dell’artista, realizzata dopo il periodo di formazione presso Bologna e Firenze. Venne realizzata per la cappella del Magistrato nel palazzo di Città, probabilmente come ringraziamento per essere stato sostenuto economicamente dalla municipalità durante gli studi. La severità compositiva della pala, il ricorso ad un’architettura classica e alla citazione dal repertorio dell’Antico nel basamento, ha già tutti gli elementi del linguaggio di Innocenzo, che da lì a poco verrà chiamato a Bologna per l’importante commissione del ciclo decorativo di San Michele in Bosco. Il particolare del modello della città, stretto tra le mani del santo, racconta con il dettaglio della veduta a volo d’uccello una città ancor oggi riconoscibile, dove i monumenti sono dipinti con la fedeltà del documento storico.

Francesco Codino
Nature morte con uccelli e fiori
(1631)

Le due nature morte del vallone Francois Grodin, italianizzato in Francesco Codino, sono un esempio dei più alti della produzione di pittura da stanza seicentesca.
Fori recisi, agrumi a spicchi, pane tagliato, uccelli morti, anche se piacevoli alla vista e decorativi nell’economia delle case private, in realtà nascondevano un messaggio che era quello della vanitas delle cose. Tutto ciò che compare nel dipinto è destinato a deperire: i fiori ad appassire, gli agrumi a fette e il pane a seccarsi… solo un piccolo uccellino rimane in vita e sembra cantare con tutto il fiato. E’ il simbolo cristologico della Resurrezione, del ritorno alla vita in un mondo altro che non è quello terreno. Le due cornici in legno intagliato e dorato, sono un esempio altissimo di quel particolare tipo di cornice definita “cartouche” o cartoccio, tipica del pieno Seicento. I due dipinti facevano parte di una collezione privata imolese, quella della famiglia Codronchi e pervennero alla municipalità nel XIX secolo.

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