Il Museo internazionale e biblioteca della musica ha sede nel cinquecentesco Palazzo Sanguinetti e ripercorre circa sei secoli di storia della musica europea, con oltre un centinaio di ritratti di personaggi illustri del mondo della musica provenienti dalla famosa quadreria di Padre Giovanni Battista Martini, più di ottanta strumenti musicali antichi e un’ampia selezione di documenti storici di enorme valore: trattati, volumi, libretti d’opera, lettere, manoscritti, partiture autografe.

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Ignoto austriaco
Ritratto di Wolfgang Amadé Mozart, compositore
olio su tela, 1777

Mozart Wolfango Amadeo, Quaerite primum regnum dei, lì 12 ottobre 1770.
Museo della musica – Sala 3

A 14 anni Mozart è a Bologna per incontrare uno dei migliori insegnanti d’Europa: Padre Giambattista Martini, grande erudito, teorico e compositore, nonché fondatore del primo nucleo delle collezioni museali. Wolfgang passa l’estate del 1770 a studiare con il suo maestro bolognese, in vista dell’esame per entrare nell’Accademia Filarmonica.
L’aggregazione all’Accademia bolognese costituiva un titolo particolarmente importante per i compositori di tutta Europa e poteva essere ottenuta sostenendo un difficile esame, consistente nel realizzare una antifona a quattro voci tratta dal graduale romano. Poiché il giovane Mozart non possedeva ancora appieno le regole del contrappunto, la sua prova non risultò del tutto conforme ai rigidi canoni accademici, tanto che fu necessario l’intervento di Padre Martini il quale, intuendo il genio del giovinetto, gli passò di nascosto la versione corretta del compito.

Giuseppe Maria Crespi
Sportelli di libreria musicale
olio su tela, ca. 1720/1730
Museo della musica – Sala 3

Le ante di libreria del pittore bolognese Giuseppe Maria Crespi (1665-1747) – una “natura morta” che non ha l’eguale nella pittura italiana del Settecento – sembra ritraggano uno scorcio della biblioteca di padre Martini, dalla quale provengono: tra i vari arnesi di scrittura disposti qua e là, sugli scaffali figurano libri di musica pratica, ossia spartiti, e trattati di musica teorico-speculativa, le cui iscrizioni sui dorsi rinviano a più di quaranta titoli presenti nella collezione libraria (da Pitagora, sec. VI a.C., a Zaccaria Tevo, 1706).

V. Trasuntino
Clavicembalo monocordo a quattro corde (Venezia, 1606)
Museo della musica – Sala 4

Come recita l’iscrizione sul listello frontale, questo «clavimusico onnitono» – insieme al monocordo a quattro corde probabilmente utilizzato per accordarlo – venne costruito da Vito Trasuntino (attivo a Venezia tra il 1560 e il 1606) per Camillo Gonzaga, conte di Novellara. Esso prevede quattro ottave di 31 tasti (125 in totale), al fine di ottenere – in un temperamento mesotonico – non solo i suoni diatonici, ma anche quelli corrispondenti a tutte le possibili alterazioni. Insomma la tastiera perfetta, che però è insuonabile!

Harmonice musices odhecaton A (Venezia, Ottaviano Petrucci, 1501)
Collocazione: Q.51
Museo della musica – Sala 5

Nel maggio 1501, nella bottega veneziana di Petrucci, vede la luce il primo libro interamente di musica prodotto con procedimenti meccanici, un volumetto di formato oblungo contenente 96 composizioni polifoniche a tre, quattro e cinque voci.
L’Odhecaton A ha un altissimo valore simbolico per la storia del libro di musica, un po’ come la Bibbia di Gutenberg per la storia del libro tout court.
Con esso nasce l’idea stessa di ‘editoria musicale’: Petrucci si avvale di caratteri modellati sulla coeva notazione della musica polifonica con risultati sorprendenti e con un livello qualitativo che raramente verrà eguagliato nel corso del ’500.

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Corrado Giaquinto
Ritratto di Carlo Broschi detto Farinelli, cantante
olio su tela, ca.1755
Museo della musica – Sala 6

“Un Dio, un Farinelli” era il grido di battaglia delle fan londinesi di colui che era considerato il più grande cantante d’opera di tutti i tempi: Carlo Broschi detto il Farinelli, star internazionale del ‘700. Al secolo d’oro del dramma per musica italiano è dedicata la sala 6 del Museo, dove campeggia il suo meraviglioso ritratto a grandezza naturale circondato dai grandi musicisti della sua epoca: Haendel, Vivaldi, Cimarosa, Paisiello, Jommelli, Scarlatti, Porpora…

Il Barbiere di Siviglia – Partitura autografa del sommo Rossini, in due atti
Collocazione: UU.2/1-2
Museo della musica – Sala 8 (vol. I e II)

Il barbiere di Siviglia è un’opera in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia omonima del drammaturgo francese Beaumarchais. Il titolo originale dell’opera era Almaviva, o sia l’inutile precauzione. Prima di Rossini, Giovanni Paisiello aveva messo in scena il suo Barbiere, riscuotendo uno dei maggiori successi della sua fortunata carriera.
La prima rossiniana al Teatro Argentina è rimasta leggendaria nella storia dell’Opera e di quest’opera: perché quella che poi sarebbe diventata una delle opere italiane più rappresentate, conosciute, citate cominciò con un disastro di fischi e contestazioni. Il fallimento durò soltanto un giorno: già il giorno dopo la rappresentazione fu un successo.

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