Il Museo Morandi è la più ampia e rilevante collezione pubblica dedicata a Giorgio Morandi. Il Museo Morandi nasce a seguito di una cospicua donazione da parte della sorella dell’artista Maria Teresa Morandi, unita ad un importante gruppo di opere già presenti nel patrimonio della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Dalla data della sua inaugurazione il museo ha avuto sede all’interno di Palazzo d’Accursio, in Piazza Maggiore, fino al 27 ottobre 2012, data del suo trasferimento al MAMbo, a seguito degli eventi sismici dello stesso anno.

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Giorgio Morandi (1890 – 1964)
Natura morta, 1956 (V.985)
olio su tela, 30 x 45 cm
Collezione Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

In un perfetto rettangolo sembrano inscriversi gli otto oggetti che in doppia fila e in posizione avanzata rispetto alla linea dell’orizzonte costituiscono questa composizione. Siamo nel 1956 e quest’opera è l’ultima di una serie di circa venti dipinti di analogo impianto compositivo e formale che Morandi realizza a partire dal 1953. Nel 1964 Francesco Arcangeli individuerà il denominatore comune che sta alla base di questo gruppo di nature morte nella loro “pianta quadrata” e ritrova in queste composizioni rigorosamente studiate “qualche cosa della volontà mentale e della spietata misura della ‘metafisica’”. Il rigore geometrico che caratterizza l’impianto delle opere morandiane viene portato qui alle sue estreme conseguenze e non è certo un caso che questa Natura morta sia stata indicata dal regista Sydney Pollack come motivo d’ispirazione per l’architetto canadese Frank Gehry, nel momento in cui progettava i cinque volumi che compongono i diversi ambienti della sua Winton Gest House, nel Minnesota.

Giorgio Morandi (1890 – 1964)
Natura morta, 1963 (P. 1963/22)
acquerello su carta, 21 x 16 cm
Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

Morandi si dedica all’acquerello saltuariamente fin dal 1915, ma è solo a partire dal 1956 che perfeziona il suo pensiero con l’impiego di questa tecnica che trova il momento più profondo negli ultimi otto anni della sua vita. Sempre restando nell’ambito di una visione naturalistica, gli acquerelli raggiungono quote di astrazione e dematerializzazione uniche, riducendo l’opera di Morandi sempre più a pura atmosfera. Utilizzando la tecnica “in negativo”, Morandi si concentra più sugli aspetti luministici che su quelli volumetrici e spaziali, dissolvendo i contorni degli oggetti e rendendoli quasi impalpabili e incorporei all’interno di una composizione in cui anche il bianco del foglio acquista un ruolo fondamentale, diventando esso stesso luce o talvolta persino oggetto.

Giorgio Morandi (1890 – 1964)
Fiori, 1950 (V.706)
olio su tela, 36 x 30 cm
Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

Morandi affronta il tema dei fiori nell’arco di tutta la sua ricerca artistica, preferendo ai fiori freschi, rappresentati principalmente nelle opere giovanili, quelli essiccati o quelli di seta, raffinatissimo prodotto dell’artigianato bolognese del Settecento, che mantengono inalterato il loro stato e non subiscono variazioni nel tempo indipendenti dalla volontà dell’autore.
Se nei fiori dei primi anni si sente il debito nei confronti della pittura di Rousseau, Cézanne, Chardin e soprattutto di Renoir (nella resa carnale e sensuale delle corolle), negli anni Cinquanta, invece, i fiori sono ridotti quasi ad una forma geometrica tondeggiante in uno spazio indefinito e senza aria. In questa composizione, il vaso sottile e allungato accoglie un piccolo mazzo di roselline, che sembrano quasi affacciarsi timidamente dall’orlo del vaso che, colpito da una luce “vera”, proietta la sua ombra sul piano del tavolo, come l’asta di una meridiana.

Giorgio Morandi (1890 – 1964)
Paesaggio, 1962 (V.1287)
olio su tela, 50 x 50 cm
Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

Il soggetto di questo dipinto del 1962 sono le case del Campiaro, uno dei luoghi preferiti e più rappresentati da Morandi sin dai primi anni della sua frequentazione nell’amato paese appenninico di Grizzana. Collocati proprio di fronte alla Casa-Studio dell’artista, questi due edifici sono oggi aperti al pubblico per ospitare rassegne ed eventi culturali legati all’illustre cittadino che scelse questi monti solitari come ritiro estivo. Solide e semplici strutture geometriche, queste case sono i soggetti ideali per l’arte essenziale di Morandi, che in questa tela riempie tutto lo spazio a disposizione con una pennellata ondulata e fremente, ricca d’infinite sfumature di rosa e verde. Del cielo e della famosa strada bianca che porta al paese, non restano che due sottili spicchi agli angoli del dipinto, mentre le forme imponenti delle case sullo sfondo sembrano come fondersi con la rigogliosa vegetazione sottostante.

Giorgio Morandi (1890 – 1964)
Natura morta, 1964 (V.1342)
olio su tela, 25,5 x 30,5 cm
Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi

È l’ultima natura morta rimasta sul cavalletto alla morte dell’artista e raccoglie alcuni degli oggetti che ricorrono più frequentemente nelle composizioni morandiane. Al centro di questa tela vi è un oggetto piuttosto singolare, dall’apparenza tozza e massiccia. Si tratta di un recipiente ottenuto dalla saldatura di un imbuto rovesciato ad un cilindro metallico. Questo strano contenitore Morandi stesso se lo fece costruire e lo riprodusse, più e più volte, fino alla fine della sua vita. Lo interessava questa forma “perfettamente pierfrancescana nella sua semplice geometria solida” (Briganti, 1984), In primo piano invece compare un oggetto di forma rotondeggiante solcato da scanalature. Si tratta probabilmente di un frammento di un giocattolo in celluloide che Morandi ricopriva di colore, variandone l’aspetto in relazione alla tela in quel momento presente sul cavalletto. Infine vi è un contenitore in latta a forma di perfetto parallelepipedo su cui si intravedono ancora le pennellate di colore bianco tracciate da Morandi sulla superficie metallica. I tre oggetti si conservano a Casa Morandi nella loro posizione originaria sul ripiano su cui li pose l’artista.

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