Palazzo Fava deve il suo nome alla nobile famiglia Fava. Le sue sale sono state frequentate per secoli da artisti, intellettuali, uomini di legge e di potere che qui si riunivano dando vita a un vero e proprio cenacolo delle idee e del gusto. L’edificio, terminato negli anni Ottanta del Cinquecento, presenta le caratteristiche tipiche di una residenza rinascimentale impostata su un ampio portico di sette arcate sopraelevate rispetto al piano stradale. Il palazzo è stato acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna nel 2005, completamente restaurato e riaperto al pubblico nel gennaio 2011 come Palazzo delle Esposizioni.

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Lucio Fontana
Battaglia
gesso a parete e pittura
1951

“Battaglia” è una pittura murale arabescata realizzata da Lucio Fontana nel 1951. L’artista esegue questo genere di ambientazioni negli anni Cinquanta, quando per soffitti e pareti per allestimenti di arredo collabora con l’architetto Ottavio Borsani, allora molto di moda. Si tratta di lavori che fondono insieme l’immaginazione barocca, con le sue declinazioni più decorative quali il barocchetto e il rococò, e il contemporaneo Spazialismo.

Arturo Martini
La madre folle
terracotta
1929

“La Madre folle” è la prima grande terracotta ad esemplare unico realizzata da Arturo Martini nel 1929. Capolavoro esposto prima alla Triennale di Monza nel 1930 e l’anno dopo alla Quadriennale di Roma, la Madre folle colpì profondamente l’attenzione dei contemporanei. Concepita come se fosse soffiata dall’interno, sconvolta da un vento di tempesta, la madre ricorda in modo impressionante le pie donne urlanti del Compianto di Nicolò dell’Arca a Santa Maria della Vita a Bologna, una delle sedi di Genus Bononiae.

Foto Agostino Annibale e Ludovico Carracci
Gli incanti di Medea tratto dal ciclo di Giasone e Medea
Affresco 1584

Delle diciotto scene ispirate alle Imprese dell’eroe Giasone che si succedono lungo le quattro pareti del salone di Palazzo Fava la più celebre è senza dubbio quella raffigurante gli incanti di Medea colta nell’atto di purificarsi al fiume in un romantico paesaggio notturno. Definito dalla critica il “primo nudo moderno della storia dell’arte” esso ben rappresenta la rivoluzione pittorica di stampo antiaccademico inaugurata dai tre Carracci. Il ciclo di affreschi di Palazzo Fava costituisce il primo esempio di rinnovamento del linguaggio pittorico che porterà la scuola bolognese sul tetto d’Europa e che ispirerà tra gli altri anche Caravaggio.

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