Costruito nella prima metà del Settecento dall’architetto Domenico Trifogli, Palazzo Tozzoni rappresenta un caso piuttosto raro di residenza nobiliare ottimamente conservata non solo nella sua consistenza architettonica ma anche nei suoi arredi e suppellettili.
Museo civico dal 1981 per volontà dell’ultima discendente dei Tozzoni, Sofia Serristori Tozzoni, che lo ha donato alla città con la volontà di offrire una testimonianza integra e preziosa della vita di una famiglia nobile in una città di provincia.
Il palazzo offre un ricco percorso espositivo che comprende un’importante quadreria, oggetti d’arte applicata, arredi, ricordi di famiglia ed una raccolta di materiali etnografici e che consente di apprezzare, in un contesto sostanzialmente integro, il dialogo tra gli ambienti e i corredi, tra le strutture e le decorazioni.

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Camera dell’alcova dell’appartamento Barocchetto
1736 – 1738

L’appartamento Barocchetto, all’interno della casa museo di palazzo Tozzoni, è un gioiello di eleganza e stile. Costruito tra 1736 e 1738 per le importanti nozze di Giuseppe Ercole Tozzoni con Carlotta Beroaldi, parente di papa Benedetto XIV Lambertini, presenta arredi, dipinti e decorazioni realizzate nel puro stile del barocchetto leggero emiliano d’inizioSettecento. Particolarmente elegante è il profilo dell’arco che custodisce l’alcova dove i toni delicati ed eleganti del rosa, azzurro e il bianco dei rilievi a stucco, sono impreziositi dall’oro che accende di luce i rilievi. Tra i girali vegetali e le campiture geometriche, spiccano anche due cervi rampanti, animali araldici della famiglia Tozzoni.

Alfonso Torreggiani, Domenico Trifogli, Francesco Janssens, Giovambattista Verda
Scalone d’onore
1726-1738

Nel 1726, il conte Francesco Tozzoni chiamò l’architetto bolognese Alfonso Torreggiani perché dalle due case affiancate che fino a quel momento i Tozzoni abitavano, si ricavasse un unico edificio, un palazzo elegante e rappresentativo dello stato sociale della famiglia. Il bolognese Alfonso Torreggiani, architetto in voga, probabilmente eseguì il progetto e lasciò l’esecuzione al meno famoso Domenico Trifogli. Al termine dei lavori, nel 1738, il risultato fu un’elegante loggia a piano terra, un ampio cortile e un grande scalone per raggiungere il piano nobile. Le pareti dello scalone erano impreziosite dai rilievi del plasticatore Giovambattista Verda, mentre per i pilastrini dei pianerottoli lo scultore belga ma bolognese d’adozione, Francesco Janssens, realizzò due figure allegoriche che per soggetto, eleganza, raffinatezza esecutiva, connotano lo scalone come opera del pieno Settecento.

Ambito bolognese
Seggiolone
inizio sec.XVIII

Quest’importante seduta, caratterizzata dall’ampio schienale trapezoidale e da un intaglio in legno dorato che si dispiega in cornici floreali che culminano nella palma morbidamente flessa della cimasa, nella decorazione antropomorfa dei braccioli e delle gambe che terminano in zampe di leone, è una dichiarazione evidente di sontuoso impeto decorativo nel quale riecheggia il ricordo della mobilia Luigi XIV. L’eleganza e la grazia di alcuni particolari ne denunciano però l’appartenenza al primo Settecento così come l’attenzione naturalistica dei fiori della tappezzeria a punto “ungaro”, dove è possibile riconoscere con piacere già tutto enciclopedico, le varie specie di fiori e piante. La preziosità di questo pezzo è data dalla sua totale integrità, sia nella parte lignea sia nella parte tessile, che ne fa un’opera unica nella storia dell’arredo.

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