La Pinacoteca nazionale Bologna risiede all’interno dell’ex Noviziato Gesuita di Sant’Ignazio, eretto nella seconda metà del 1600 per accogliere i giovani desiderosi di entrare nella Compagnia di Gesù.
Oltre alla Pinacoteca, il Palazzo ospita anche l’Accademia di Belle Arti e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico, fondendo così esposizione, tutela, conservazione e studio del patrimonio storico culturale.

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Giotto (1267-1337)
Polittico
1330 circa
Madonna col Bambino in trono e i santi Pietro, Gabriele Arcangelo, Michele Arcangelo e Paolo.
Nella cuspide: Padre eterno
Nella predella: San Giovanni Battista, la Madonna, Cristo in pietà, san Giovanni Evangelista, santa Maria Maddalena
Tavola, cm 146,5×217

Il polittico, firmato sul gradino del trono, è l’unica opera di Giotto visibile a Bologna. Realizzato probabilmente a Firenze da Giotto e dalla sua bottega intorno al 1330 è da mettere in relazione con l’ambizioso progetto del cardinale Bertrando del Poggetto di portare a Bologna da Avignone papa Giovanni XXII.
Il dipinto è un capolavoro di raffinatezza e Giotto, protagonista indiscusso dell’arte italiana del Trecento, mostra, insieme ai suoi collaboratori, tutto il suo talento, creando un’opera destinata a incidere profondamente sulla vita artistica di Bologna.

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520)
Estasi di Santa Cecilia (Santa Cecilia con i santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena)
1516 circa
Tavola trasportata su tela, cm 236×149

Il famosissimo dipinto, capolavoro della maturità di Raffaello, raffigura l’estasi di Santa Cecilia. Raffaello riunisce il gruppo dei Santi che la circonda in uno spazio raccolto a semicerchio che allude all’abside di una chiesa, riducendo lo sfondo e assegnando alla figura umana il ruolo di elemento centrale della rappresentazione.
Il dipinto, unica opera di Raffaello presente a Bologna, fu eseguito a Roma per essere collocato nella cappella della famiglia di Elena Duglioli dall’Olio nella chiesa bolognese di San Giovanni in Monte.
Nell’ambiente artistico emiliano l’influenza esercitata dall’opera fu enorme al punto da costituire il perno attorno a cui si muoverà l’evoluzione della pittura locale fino a tutto il Seicento.

Ludovico Carracci
Bologna, 1555-1619
Annunciazione
1584
Tela, cm 182,5 x 221

In questa pala d’altare, eseguita nel 1584, Ludovico Carracci ambienta la scena dell’Annunciazione in quella che poteva essere la
stanza di una qualsiasi adolescente in una casa popolare bolognese di fine Cinquecento. Il dipinto venne commissionato dal segretario della Compagnia del Santissimo Sacramento per un piccolo ambiente collegato alla chiesa di San Giorgio in Poggiale, utilizzato per l’educazione dei giovani.
L’artista vi si dimostra in piena sintonia con le indicazioni di facile comprensibilità dei soggetti religiosi elaborate dopo il concilio di Trento, trasformando l’evento sacro in un’esperienza tangibile e familiare tanto vicina che sullo fondo, oltre la finestra, si distingue la città di Bologna.

Guido Reni
(Bologna 1575-1642)
Strage degli innocenti
1611
Tela, cm 268×170

Il dipinto, commissionato per la cappella della famiglia Berò nella chiesa bolognese di san Domenico ed eseguito nel 1611 probabilmente nel periodo in cui l’artista era a Roma, raffigura l’episodio evangelico della strage degli innocenti, ambientato tra due quinte architettoniche di alti edifici all’antica, quasi fosse il palcoscenico di un teatro.
Due gruppi di figure si dispongono simmetricamente ai lati in modo da isolare, al centro, il pugnale di uno dei carnefici. L’azione sembra bloccata nel momento culminante e la violenza rimane confinata ai cadaveri lividi dei bambini in primo piano e all’urlo raggelato delle donne.
Il contrasto tra i modi della pittura e il carattere tragico del soggetto, desta da subito l’ammirazione di critici d’arte e letterati che vedono in questi dipinto la realizzazione dell’ideale classico di armonia ed equilibrio.

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