Tra il VI e il V secolo a.C. nasce la grande città di Felsina, fulcro della presenza etrusca in area padana. Attorno alla città più importante nascono e prosperano altri insediamenti e gli scavi del recente passato, uniti agli attuali, hanno rivelato realtà dove ferveva una vita che ci ha lasciato tracce ancor oggi visibili di una cultura materiale omogena per oggetti e riti. Siamo nella prima età del ferro e della civiltà villanoviana, confusa dapprima con quella etrusca, grazie al crescere degli studi, si precisò valore e caratteristiche specifiche.

Abbiamo scelto cinque musei, cinque realtà di periferia che sanno raccontarci vita, costumi, usanze di un momento lontano nella storia ma che fa parte delle nostre radici più profonde.

Museo della civiltà Villanoviana

MUV – Museo della Civiltà Villanoviana
Villanova di Castenaso

Siamo a metà Ottocento quando il conte Giovanni Gozzadini scopre i primi resti di quella che poi sarà chiamata civiltà villanoviana. Ad affiorare per primi sono i resti della necropoli di Marano di Castenaso che rivelano profonde originalità rispetto alla civiltà etrusca. Il congresso preistorico internazionale di Bologna nel 1871, ne fu subito colpito: sepolture particolari, corredi funerari ricchi di asce, coltelli, spilloni in vetro e ambra, fibule e poi braccialetti, anelli… Fu l’inizio di un lungo percorso di riappropriazione di una civiltà fino a quel momento sconosciuta. Qui potrete scoprire i corredi e le stele del sepolcreto di Marano, la ricostruzione della capanna villanoviana ma anche la nuova mostra temporanea “Oggetti dal quotidiano: un giorno all’interno di un villaggio villanoviano”, inaugurata il 13 ottobre.

Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani” di Bazzano
Rocca di Bentivoglio

Confluiscono alla Rocca di Bazzano i reperti delle Valli Samoggia, Lavino e Reno. Il museo nato nel 1873, grazie alla Società per Scavi Archeologici composta da illustri cittadini bazzanesi, diretta dall’archeologo Arsenio Crespellani, è insediato in cinque sale della rocca bentivolesca. Un luogo anch’esso di grande fascino dapprima fortilizio, poi delizia dei Bentivoglio, infine carcere, caserma, museo… Qui vedrete i preziosi materiali dei corredi funerari della Fornace Minelli, della tomba a dolio di Zola Predosa e la ricostruzione di una tomba aristocratica e della stele che la sormontava.

Museo San Domenico
Imola

E’ la necropoli di Pontesanto che ha restituito per l’area imolese, una serie di reperti di alta qualità e bellezza della civiltà villanoviana, soprattutto con due ricche tombe delle quali sono in esposizione due calchi che rendono con grande realtà cosa vedono gli archeologi nel momento in cui realizzano una scoperta: un attimo del lavoro di un archeologo emozionante e breve. Subito dopo la scoperta i materiali vengono delicatamente asportati per entrare nel laboratorio di restauro. Vedremo così la splendida fibula del cavaliere, dove ancora permangono tracce di pasta colorata e altri elementi del ricco corredo funebre delle due tombe.

Museo della Preistoria “Luigi Donini”
San Lazzaro

E’ ancora la figura dell’erudito ottocentesco Giovanni Gozzadini a fare da riferimento per la sezione villanoviana; sua la scoperta nel 1853, in località caselle di San Lazzaro di una grande necropoli. Il percorso del museo si dipana tra corredi tombali di grande bellezza e qualità ed espone i materiali che provengono anche da scavi recenti come quelli del 1988 e del 1990. Di grande importanza il frammento della cosiddetta Stele del Guerriero. Colpisce la ricostruzione di una capanna villanoviana a pianta ovale, dove si conservano varie suppellettili di uso domestico.

Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria”
Marzabotto

Pochi sanno che le prime ricerche archeologiche sistematiche a Marzabotto furono condotte da Giovanni Gozzadini. Forse influenzato dalle straordinarie scoperte fatte a Villanova di Castenaso, lo studioso ritenne erroneamente che anche Marzabotto fosse il sito di una enorme necropoli. Il prosieguo degli scavi ha rivelato che Pian di Misano ospitò invece, tra VI e IV sec. a.C., una fiorente città etrusca favorevolmente ubicata sul medio corso del Reno, fondamentale asse di collegamento tra l’Etruria tirrenica e la valle del Po. Marzabotto costituisce oggi l’esempio più completo di pianificazione urbana in ambito etrusco: una città antica perfettamente leggibile nella sua articolazione topografica e funzionale. Alcune iscrizioni rinvenute nel corso degli scavi ne tramandano il nome: Kàinua, che in lingua etrusca significava “la nuova”. Il museo è dunque focalizzato sulla città, che illustra attraverso i corredi funerari delle necropoli, le membrature architettoniche e le offerte votive delle aree sacre, i manufatti della vita quotidiana, gli strumenti della produzione artigianale. L’ultima sala è dedicata al comprensorio della valle del Reno, che per la sua importanza strategica fu densamente popolata sin dall’età preistorica. Sono esposti in particolare alcuni contesti tardo- villanoviani da Casalecchio di Reno e un paio di sepolture di V sec. a.C. da Sasso Marconi, quest’ultime sorprendentemente affini a quelle coeve di Marzabotto etrusca.

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